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1 mag 2013

BELLA CIAO (FIABA DEL SOGNO)

photo by pierperrone


Bella ciao.
"Bella ciao" cantavamo, andando per le strade.
Eravamo in tanti, quella mattina.
Eravamo una folla.
Bella ciao.
Cantavamo mentre andavamo a cacciare il nemico.
Eravamo usciti di casa in tanti, quella mattina.
Ci eravamo alzati presto, come il sole, che non riesce mai a dormire fino a tardi, la mattina.
E così, quella mattina, eravamo sbucati fuori dal buio.
Così, all'improvviso.
Invisibili fino a un momento prima. 
Poi, all'improvviso, eccoci, sbucati fuori chissà da dove.
abbiamo cominciato a prenderci le strade, senza trovare resistenza.
E allora ci siamo accampati nelle grandi piazze.
E infine ci siamo presi il mondo.
Eravamo una grande marea, inaspettata, e impetuosa.
Siamo usciti fuori come uno scroscio di pioggia dalle nuvole grigie che stanno rinchiuse dietro quelle finestre sbarrate sulle strade.
Siamo scappati via da quelle celle di quattro muri in cui eravamo stati imprigionati per tanto tempo.
Nessuno ci aveva chiamato e nessuno ci aspettava.
Nessuno.
Bella ciao, bella ciao, cantavamo, mentre andavamo.
Andavamo e marciavamo.
Avevamo imparato ad andare, così, ordinati, a passo di marcia e marciavamo.
E guardavamo attorno, con gli occhi stupiti, un poco abbagliati.
Guardavamo intorno, ai lati delle strade, alle finestre, e agitavamo forte le braccia, per scaricare l'emozione.
Guardavamo un poco stupiti il mondo ai nostri piedi.
Bella ciao.
Bella ciao, bella ciao, cantavamo mentre, guardando, baciavamo i fiori rossi appoggiati sui rami verdi degli alberi.
E baciavamo le foglie nude come bambine innocenti.
E con le mani accarezzavamo il cielo, lì, che ci stava a guardare, come un grande padre bonario e severo.
Occhi celesti, in quel cielo, dove le soffici nuvole bianche volavano libere e felici.
Tutto era in festa, quella mattina.
Bella ciao, bella ciao!
Cantava il mondo, cantava l'universo intero.
I petali rossi dei papaveri si erano fatti più grandi, per noi.
Erano diventati grandi bandiere di velluto morbido.
Quella mattina tutto il creato si sentiva improvvisamente libero.
E noi scorrazzavamo, spensierati, per le strade, come le rondini nel cielo.

Bella ciao.
Un colpo.
Il cacciatore.
Imbracciato il fucile, ha esploso il suo colpo.
Solitario.
Nascosto.
Traditore.
L'eco ha rimbalzato, rotolando, cupo, sordo, asfissiante.
E poi mi ha colpito.
Quando  il fiato mi si e spezzato in gola, la prima volta, ho avuto la forza di non chiudere gli occhi.
Volevo vedere com'era il mondo, per sempre.
Avevo lo sguardo ancora ebbro di quella felicità celeste che dal cielo inondava tutta la terra.
Se la grazia di Dio, un giorno, dovesse scendere sulla terra, ecco, quel giorno, allora, dovrebbe essere esattamente così.
Azzurro.
E rosso.
Bella ciao.
Bella ciao, voglio cantare, ancora, ma, ormai, sono senza voce.
Il respiro si rompe.
Non riesco a capire.
La cella si restringe, come un catena, intorno al collo.
Mi strangola.
Bella ciao.
Il rantolo della voce si spegne piano, come certe braci che si raffreddano un poco alla volta.
I papaveri si sono nascosti dietro i tronchi e con i fili d'erba qualcuno, il cacciatore, forse, ha intrecciato un frustino tagliente.
Mi brucia la fronte.
Neanche il vento fresco riesce a consolare il sudore che non sa cosa fare sulla mia fronte che sta gelando.
Bella ciao.
Cantano tutti per strada.
A squarciagola.
Ma quel grido non consola il mio urlo d'angoscia.

Bella ciao.
"Bella ciao", cantavo, felice, laggiù.
Qui, ora sono più libero, leggero.
In una prateria tutta verde.
Un grande lago turchese, vedo laggiù.
"Bella ciao, bella ciao".
Le ombre degli alberi si allungano ad accarezzarmi la fronte, premurose, come mai avevano mi avevano accarezzato, quella mani, leggere come fantasmi.
La brezza mi bacia sulla bocca, offrendomi timida, i suoi seni ancora acerbi.
Una pioggia abbondante mi lava, e purifica anche la mia anima, mentre mi sto preparando, ora, al definitivo banchetto d'amore.
Ma canto, ancora.
Canto felice "Bella ciao".
Bella ciao.
Dico alla ninfa che si sporge sinuosa dalla riva del lago.
Il fiume, con la sua voce profonda, mi porta ancora la voce del mondo.
Bella ciao, bella ciao, sta ancora cantando, laggiù, sciamando, la folla, per le strade.
E nelle piazze hanno alzato palchi, alti, su cui stanno piantate, alte,  bandiere, fatte con grandi petali, rossi, di fiori insanguinati.
Scorrono, ai lati delle strade, ancora, rigagnoli lordi di sangue.
L'acqua che lava le strade non è pura come la pioggia in cui mi sono lavato.
Bella ciao, ma nessuno si è accorto, ancora, che io sono volato quassù.
Lo spettacolo è bello, animato.
La felicità ha conquistato le vie della città.
Gli uomini sono diventati tutti uguali.
Come i bambini, l'innocenza s'è messa a giocare per strada.

Bella ciao.
Cantano.
Tutti.
Voci s'alzano lontane.
Bella ciao.
Io sono partito.
Bella ciao.
Canto.
Saluto.
Bella ciao, bella ciao.
Il coro, lontano, si perde come l'eco di uno sparo, distante.
Io, felice, vago nel cielo.
Azzurro.
Petali rossi di papavero mi portano.
Bandiere.
Canti.
Felici marce.
Canti di vittoria.
E uomini.
Uomini.
Innocenti creature.
Bella ciao.
Canto.
Bella ciao.
Sogno.