UNA VERA CHICCA MUSICALE !!!
13 lug 2013
PINK FLOYD MORE BLUES cd 1 & 2
UNA VERA CHICCA MUSICALE !!!
8 lug 2013
SWINGING BACH
Meravigliosa magica energia della musica!!!
SILENZIO
Pio silenzio, vasto e immenso.
Cavaliere solitario, Tu sei dio.
Cavalchi i cieli infiniti e li domi,
indistinto sogno, col tuono tuo.
Avido silenzio, insaziata eco.
Cavalleria tonante. Ecco, son tuo.
Spogliàti gli angusti spazi, in me,
conquisti reni, vene e cuore. Vivo!
Silenzio antico, ininterrotta pace.
Marinaio infaticabile. Tu sei la via.
Punto l'orizzonte sul perpetuo mare
e vagheggio d'andar oltre la linea...
Silenzio, pace, eco e vasta luce.
Pianure sconosciute, vengo a voi...
E tu, splendente di miraggi, a me,
ti offri, libro di parole misteriose
e sconosciute...
6 lug 2013
IL CORPO DI MARIA
| Sergio MICHILINI - Ritratto di bambina (bozzetto) 1994 http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?attachment_id=9519 |
Gravida che fu, Maria s'era fatta più bella.
S'era trasformata in un angelo, in una dea, desiderabile e nobile, in una madonna dalla sensualità che nutre l'amore nel grembo.
Era stata una bambina, prima di conoscere l'amore.
Poi, una notte, tra le braccia del suo messaggero celeste, tremante e trasognata, aveva sperimentato i batticuore dell'amore.
S'era agitata per lo spavento e lo sgomento dell'intrusione di qualcosa di sconosciuto nella sua giovane vita di bimba.
Un intruso.
Un imprevisto.
Un palpito.
E poi, il desiderio.
E la lotta.
Infine, la disobbedienza.
E l'abbandono.
Il peccato.
Dolce e soave.
E, dopo, quando tutto, alla fine, era infine finito, aveva indossato il velo di nuda purezza della pace spossata.
L'abito più bello.
Il suo corpo di donna.
Di fianco al suo alato amante dormiente e incosciente.
Era stata un fiore, prima di concedersi interamente all'amore.
Petali morbidi e innocenti.
Miele di delicata fragranza.
Innocenza e fantasie sognanti.
Colto che fu, il fiore divenne corpo di donna.
Carnosa bellezza.
Appetito.
Trasporto.
Sazio abbandono.
L'amore adulto aveva reso quel profumato germoglio ancora più bello.
Gli aveva infuso la vita.
La vita, che si nasconde dentro al peccato.
Il suo femminile universo, ora, finalmente, rifulgeva d'iride, di prorompente luce di divina bellezza.
Una stella.
Un astro lucente, un nuovo oggetto celeste, cominciava a brillare nella profondità del suo cosmo di donna.
Nei suoi occhi brillava, adesso una nuova luce incantata.
Il suo sguardo irradiava raggi di vita.
Raggi come i raggi d'un inesauribile sole.
Si rischiarava, ora, l'ombra del mondo, sorrideva, alla dolce carezza del suo gravido sguardo di donna fatale.
Sapeva cosa voleva dire, ormai, esser diventata femminea abbondanza del cosmo, generosa dispensatrice di vita, elargitrice del dono più bello e prezioso.
Per mezzo del suo misterioso corpo di donna si propagava, ancora, impudìco, l'eterno, immane, miracolo che si compie nelle profondità uterine del grembo d'ogni fertile femmina.
Aveva perduto per sempre quella cosa, la spensieratezza innocente, l'illusione d'un infantile sogno perenne, stringendosi stretta alle membra della sua creatura discesa dal cielo.
Aveva tremato e, stremata, infine, aveva domato l'effimera spada di fuoco del suo messaggero divino.
Non ricordava quasi più l'inconsapevole e spontanea innocenza sfrontata dei bimbi.
Ormai, aveva imparato ad usare le dolci armi del corpo.
I giorni passavano dolci, lieti e felici, sul suo levigato ventre di bimba.
Erano uccellini che portavan nutrimento alla consimil creatura che covava nel tiepido uovo.
Lasciavan sulla porta un semino, deponevano un bacio, lanciavano striduli canti, al cielo, pieni di gioia.
E cresceva, quella vita, come cresceva quel corpo di donna.
E, crescendo, facendosi donna, dapprima, e poi, cominciando a conoscer le ansie di madre, aveva anche incominciato a conoscere il mistero che si cela nella vasta ed oscura prigione del cuore.
Il volto, già bello fin dall'inizio, sfinato e sottile stelo di bimba, diventava, ora, a momenti, spinoso arbusto di rorida rosa, prena di pene e d'amore.
All'odore, al sapor sensuale di baci e carezze, si sovrapponeva, a momenti che si facevan sempre più fitti, l'aspro gusto d'angoscia che porta con sè l'ignoto d'una vita che sta maturando nel grembo.
Stava ancora prendendo, il suo corpo di carne, le fattezze di mamma.
E già il suo cuore si stava allargando.
Si stavano aprendo, poco per volta, in quell'inesplorata miniera d'amore, caverne profonde, sprofondi ed abissi, abitati da sconosciuti mostri senza pietà.
La sua gemma ancora le cresceva nel grembo e già lei cominciava, fremente, ad immaginarsi il frutto del suo ramo farsi maturo, e poi, agitarsi alle tempeste del tempo, tremare, incespicare, per essere, infine, colto dall'arrogante mano del signore che le aveva inviato, una notte, un alato messaggero divino.
Ogni mamma ha una ruga sulla fronte.
Una ruga per ogni figlio che l'è cresciuto nel ventre.
Puoi contarle, quando ti trovi di fronte ad una mamma.
Una.
Un figlio.
Una, due..
E tre...
Forse quei figli vanno, ora, ancora, soli, girovaghi, per le strade del mondo.
Oppure hanno avuto brevi tragitti.
Solo, per qualcuno, un abbozzo male riuscito.
Ma puoi vederlo sempre, quel segno, inciso, profondo, al centro della fronte d'ogni mamma del mondo.
S'incide, lieve, all'inizio, quel segno.
Solo un esile filo.
Un profilo.
Un nome.
Una speranza.
Poi si fa sogno, desiderio, lotta.
E sprofonda, quel segno, nelle carni sottili del bel volto di donna.
Ogni giorno di più.
E' il segno che quella donna conosce l'amore.
E, con l'amore, l'angoscia e il dolore.
Anche l'angelo, dopo la sua vibrante fiammata, cominciò, piano, a viver la sua sorte, qua, sulla terra.
Mutò il suo nome.
Fu costretto.
Gabriele.
Michele.
Angelo.
Arcangelo.
Mille nomi diversi.
Man mano che il bocciolo di rosa cresceva sul ramo odoroso di spini, lui incominciava a conoscer le pene della vita quaggiù.
Maria aveva bisogno di questo, e di quello, una casa, un fuoco d'inverno, del pane, il latte, lenticchie e fagioli.
Patate e odorosi grassi da bruciar sull'atare di un dio caprizzioso.
E lui, povero angelo fattosi uomo, incominciò a conoscer le fatiche dell'umano destino terreno.
Quando il fiore, infin fu maturo, e Maria sgravò, strillando al cielo, come fanno tutte le donne, il suo urlo che spaventa a morte e fa fuggire la morte, Angelo prese il nome, finalmente, d'un falegname povero e vecchio, morto pochi giorni più in là.
Giuseppe.
Ecco.
Questo, fu il nome, infine, del nuovo schiavo sceso, qui, sulla terra.
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