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12 ott 2013

L'ALLEGRA COMPAGNIA


Photo by Pierperrone

L'ALLEGRA COMPAGNIA
Nuovo post
REPUBBLICA INDIPENDENTE

Fabrizio, io e te dobbiam parlare.
E anche tu, Giorgio, perchè non ti fai più sentire?
E... e tu, Josè? Perchè non mi scrivi più?
Stai sempre lì, con Franz e Cesare e Fernando...
Mi pare di esser solo, certe volte...
La tua voce, Jim, e il tuo colore, Pablo...
Oddìo, come posso viver ormai così?
Vorrei parlarvi, avervi al fianco, uscir con voi...
Scherzare un poco e cazzaggiare, si cazzeggiare insieme un poco.
Come non abbiamo fatto mai.
Non ci siam potuti incontrare ancora tutti insieme.
E anche con tutti gli altri amici che qui non sto a ricordare...
Certo, vivete tutti in casa mia...
Con Renè e Pablo e Cònstantin e Federico...
Si, vivete tutti nella mia grande casa.
Allegra, spesso, aperta, libera, spaziosa...
A volte è troppo piccola, si, troppo piccola anche per me soltanto...
Ma con voi, certo, io sto bene. Il tempo mai non muore...
Non ci siam potuti mai incontrare tutti insieme...
Un gran ricevimento, una festa, un happening...
Una rimpatriata, un bicchier di vino rosso, il sugo grasso e il fritto unto...
Oh, si, come dici, Syd? Una bella sigaretta?
E perchè no? Accavallando le gambe sul tavolino buono, là, in salotto.
Oh, come dev'esser  bello avervi tutti quanti insieme, un giorno...
Quando mi chiamerete io forse esiterò e non correrò subito, lì, da voi.
Perderò tempo, ancora, qui, a salutare gli altri amici, i cari, i passanti ignari...
Si volteranno un poco, curiosando, poi gireranno, certo, dall'altro lato il capo...
Ed io un poco tremerò, come scosso da un freddo vento...
Un soffio gelido mi darà la spinta e cadrò... planando lentamente...
E poi piano a voi mi volgerò e salutando a questa parte m'incamminerò con passo incerto.
Come dici, Pier Paolo, amico caro? Mi chiedi perchè l'esitazione?
Mah, non so, tu mi potresti ben rassicurare. E' che non sono certo assai di niente.
Dibito. Domando. Chiedo. Indago...
Provo a riguardar di là, dal buco che s'è aperto adesso in cielo.
Ma cosa c'è lassù? C'è davvero un gran teatro dove state tutti insieme?
Io vi mescerò il bicchiere, mentre voi discutendo animatamente, deciderete sul mio da farsi?
E se non fosse poi così?
E i cattivi? Tutti quei demòni che ci han rubato il sangue, la pelle e poi la vita, dove son finiti, mai, quei miseri derelitti?
L'han messi laggiù, in fondo, a patire fra le fiamme, le meritate pene dell'Inferno?
E se io non meritassi la vostra agognata compagnia?
Che ne sapete mai, voi, dei miei mille delitti consumati nella vita misera quaggiù?
Delitti di pensiero, d'ignavia, di pigrizia.
Come potreste perdonarmi, mai, voi, ch'avete illustrato, invece, il tempo nostro?
Non c'è memoria in cui non si specchi l'opra vostra.
Perchè mai dovreste far bisboccia con uno come me?
Sol perchè in vita io v'amai?
Generosi, sareste, allora. E in grossa compagnia.
In tanti, infatti, io v'amai. E spesso vi cercai per comprender il senso d'esser vivo.
E voi, allor, mi rispondeste. E' questo che un pò mi dà fiducia.
Se mi rispondeste ieri, perchè non dovreste farlo poi?
Or però salutar vi devo. Ritorno ai casi insulsi dalla vita d'ogni dì.
Un pò di noia, il calar del sabato, la tazza del the bollente che lentamente s'è vuotata...
In cielo, indifferente, lascia la sua scia... un volo immaginario... un sogno... una goccia impertinente
Sono nuvole, bianche e nere. Come noi, passeggian, di passaggio.
Un saluto ancora, cari amici. Vi prego s'aspettarmi.
Sarà bello se vorrete, un dì, accogliermi tra voi.
A me non costa nulla immaginar la vostra compagnia...

9 set 2013

POESIA DEL TEMPO

Photo by Pierperrone
"Eh, andare, andare...
Correre e scorrere
e sudare senza sosta.
Scorrere e la pietra
dura consumare...".
Questa strana litania, 
leggera come il vento,
aleggiava lieve in aria
e non si posava mai.
Anch'io, così, allora allora, 
gironzolavo irrequieto e
sbuffando me n'andavo.
Le mani affondavo in tasca,
cieco e muto, annegavo l'ira
nel dannato lago dei pensieri 
miei. Ed era solamente ieri. 
Pensieri neri, scompigliati,
dispettosi e spettinati.
Li batteva il leggero vento,
che un pò distrattamente, là,
d'intorno, come un mantra, 
innseguiva la vita che fuggiva. 
A gran voce, udìi d'un tratto, 
invocar, il tempo, spazio 
di passare e andare avanti.
Come, s'illuso, io potessi mai
rallentare il passo suo! Poi,
forse risentito, un pò spavaldo,
arditamente m'accarezza, 
fremendo, con l'ala sua leggera...

Ecco, è così ch'è accaduto.
Da allor, mi manca l'aria.
Uno spirito m'ha preso, catturato,
m'ha imprigionato il tempo.
A volte, d'un tratto, ancora,
un fremito mi scuote,
un tremore, una corrente.
Ed or che quei m'ha preso
un terror il cor mi stringe
e cola tra le spalle,
un filo di sudore
e il passo mio, distratto,
cede in tutta fretta
finchè sento nella testa
 vagamente scompigliarsi 
il flusso vago
dei pensieri solitari.

"Andare, andare. E'giunta, ora,
l'ultim'ora del povero signore.
Ch'egli vada, infine, e si presenti
al giudice supremo.
Andate alla malora!".
Ecco è questo ch'egli urla
e sento ancor la voce sua
ch'intima, feroce, un dopo senza pace:
"Su, sù, voi, via. Spostatevi di là!
Forza. Largo. Lasciatelo passare!
Non vedete? Andate via di qua!
Ormai è finito il tempo suo. Deve andare!
C'è un mondo tutto nuovo che lo aspetta
 ha una gran fretta..."
Così m'urlò quello a un tratto
mettendomi diritto
con i pedi in un cassetto.
Adesso sento freddo,
forse son già morto,
s'è fatto un gran silenzio
s'è acquetata la tempesta...

8 lug 2013

SILENZIO

photo by Pierperrone


Pio silenzio, vasto e immenso.
Cavaliere solitario, Tu sei dio.
Cavalchi i cieli infiniti e li domi,
indistinto sogno, col tuono tuo.

Avido silenzio, insaziata eco.
Cavalleria tonante. Ecco, son tuo.
Spogliàti gli angusti spazi, in me,
conquisti reni, vene e cuore. Vivo!

Silenzio antico, ininterrotta pace.
Marinaio infaticabile. Tu sei la via.
Punto l'orizzonte sul perpetuo mare
e vagheggio d'andar oltre la linea...

Silenzio, pace, eco e vasta luce.
Pianure sconosciute, vengo a voi...
E tu, splendente di miraggi, a me,
ti offri, libro di parole misteriose
e sconosciute...

4 lug 2013

D'ESTATE

IL PECCATO. Franz von STUCK (1836 - 1928) 

Tuoi riflessi di fuoco specchiano il cielo.
Lingue giallastre d'ardenti corpi celesti.
Vivide palpitazioni d'amore. Oh, Dio!
Come mi piacerebbe afferrarti, infinito!
La tua massa stringo, rotonda, sinuosa.
Cocente illusione d'orbita, presto svanisci.
Cedo al tuo richiamo, apertissimo spazio!
Desiderio s'invaghisce di me, vano, tiranno.
Vorrei prenderti, rondine acuta, coda stellata!
Spiccare, alti, striduli salti e lanciare gli svelti
garruli canti che a te giungono, ninfa d'arancio.
Sono vento, ora. Ansimo e scompiglio di gonne.
Vezzose nubi leggere d'organza che volano via!
Con le dita sfioro le tue cerulee forme di seta...
Tu m'eviti, invece, fugace lingua d'amor siderale.
Fuggi tremante. Ti  nascondi dietro il velo serale!
Scende su te l'ombra notturna,  maschera cupa.
O son  io. Forse. Tu. Forse. Tu nuda m'attendi! 
Là. Sparsa distesa di sera d'estate. Fresca. Tu.
Nel torrido letto di trepidi astri, o spazio lontano.
Là, tu m'accogli, amante di fuoco. Madida sera
d'estate.

15 giu 2013

A MOOD

Mark KOSTABI - MOOD WITH A WIEW


Soffia piano 
il respiro ...
dentro ...
fuori ...
dentro ...
fuori ...

Batte calmo
il cuore ...
vita ...
morte ...
vita ...
morte ...

Fiata lento
il tempo ...
mio ...
tuo ...
mio ...
tuo ...

Sale dolce
il seno ...
vicino ...
lontano ...
vicino ...
lontano ...


Soffia piano 
il vento ...
fresco ...
caldo ...
fresco ...
caldo ...

Batte calmo
il mare ...
onda ...
scoglio ...
onda ...
scoglio ...

Fiata lento
il cielo ...
giorno ...
notte ...
giorno ...
notte ...

Sale dolce
il pianto ...
sale ...
scende ...
sale ...
scende ...


4 giu 2013

SILENZIO

photo by Pierperrone


Silenzio. 

Silenzio solo chiedo al mondo.
Silenzio all'abbaiar dei cani.
Silenzio alle rondini garrule.
Silenzio al crepitar del fuoco.
Silenzio anche al frusciar dei venti
e silenzio al tempestoso mar.

Silenzio.

S'ode, ora, la voce del silenzio? 
Dice del mondo l'indefinito senso.
E del tuo sorriso. Carnoso fiore. 
Sbocciato nel silenzio. Muti, gli occhi.
Volti al silenzio. Cielo sono. Eterne stelle.
E' il silenzio che racconta. Ora, mute storie.

3 mag 2013

BELLEZZA




Di lungi partìi e ti venni a cercare.
In me fedele speranza è l'esser tuo.
e incrollabile, eterno il desìo d'averti.

Ingannato, m'aggrappai a un'ombra
e ai tuoi fantasmi vani e brancolanti.

Pensavo averti a me forte avvinto,
amore, ma prenderti non seppi mai.

Bellezza, bellezza, zucchero e miele
tuo schiavo, a te, tu, m'hai reso eterno.

Ma tu non mi legasti a catena corta
e pel mondo io mi meno, felice pazzo.

Segni di te lasciasti, tenui indizi tuoi,
presenze occulte, aliti e forme vaghe.

E io, di te m'asseto e ti cerco, Vergine.
L'evanescente anima tua s'è mutata
in lampo o è solo l'illusione a passare?

19 apr 2013

VELENO

Momò Calascibetta - AMOUR, AMORE, DONNA


'O bbeleno è niro
rint' 'a tazza. Abbrucia!
E ppò, a mmè, me piace doce,
sì, doce; doce assaje.

'O bbeleno è niro,
è 'na notte senza stelle.
Cull'uocchie chiuse
i' me stò sunnann' 'a morte.

E' niro, 'o bbeleno e coce, 
volle. 'Nu sang' avvelenato
d'ammore,  c'abbrucia
primm' 'e s'aggelà.

'O bbeleno niro volle, si,
è amaro... e senz' 'e te
nun se pò ffa' mai doce,
morte mia, s'ì stong' sulo!

'O ccafè è niro,
rint' 'a tazza. Abbrucia.
E a mmè me piace doce,
sì doce, ma doce, doce assaje.

'O ccafè è niro,
è 'na notte senza stelle.
Cull'uocchie chiuse
te stò sunnann', 'ammore!

E' niro 'o ccafè e volle,
coce,.'Nu sang' avvelenato
d'ammore c'abbrucia
e senz' e tè nun se pot'acquietà.

'O ccafè niro volle, sì,
è amaro... ma mò ca stai 'cum'mè
s'è fatto doce, sì, doce assaje.
Comm' a ttè, abbrucia, ammore mio!

8 apr 2013

NERA




E ora vai mio cuore
Vai! Non vedi é  facile
Spicca il volo e vai!
Non vedi il fiume? Là
è la vita che scorre
Scorrono le strade
rapide correnti.
In cielo le nubi
corron veloci.
Verso il mare. Noi.
É la vita. Una nota
solitaria. Suonano
chitarre sul metrò 
Canzoni di vita. Ride
il bimbo. La manina 
stringe forte il manico
e il violino grida.
Il cielo si fa basso
e trema. Corre. Corre
anche l'ultimo treno. 
Chiuditi nella rimessa
cuore matto! Respira
animo! E tu fiume ridi!
Vento scuoti l'aria!
Chiudi gli occhi, bella
sei, dolce anima mia.
Vola angelo dei sogni.
Dita, sprizzate sangue. 
E tu, apriti, petto. 
Tu, fresca fontana,
zampilla argento.
Crà, nera cornacchia. 
Qua! Saltella allegra! 
Il filo d'oro si svolge, 
e dolce lo rivolge, 
il dio d'amore.
In cielo si tinge
neri i capelli sera.
Tintura di notte. Cola.
E il mondo annega.
Ma io, quassù, felice,
rido pazzamente. Sogno.
Ancheggia, luna! Balla.
Dimena i fianchi forte
Notte fonda. M'ami ancora?
Con i seni duri, danza!
Dormi, tu, rondine, ora.
E sogna un riso argentino
e lancia baci al cielo. 
Ancora. Amore. Ancora.
Angelo mio. Son matto. 
Sogno. Senza la tua voce, 
notte, son dura pietra. 
 Muta. Fredda. Spenta. 
Nera.

22 mar 2013

FIABA DI UNA FARFALLA

Antonio CANOVA - AMORE E PSICHE STANTI


Alle volte la vita, la vita...
La vita alle volte è maramalda davvero...
Ti ho incontrata stamattina e davvero non avrei voluto incontrati.
Ti ho sognata stanotte, eri bella come una dea.
Eri il sogno più bello, quello mancato...
Ti ho pensata per tutto il viaggio, sbuffando, sperando di non incontrarti.
Ho maledetto il cielo, stamane, mentre, per strada, m'avvicinavo a quel grande portone.
Mentre giravo attorno a quel grande palazzo, stamattina imprecavo.
Alzando gli occhi al cielo, pensavo fra me, che proprio stamane mi doveva toccare di venire da te.
Io volevo, ma non volevo venire.
Non volevo vederti e neppure incontrarti.
Il mio sogno voleva restare egoista, padrone assoluto nel suo recinto sicuro.
Non volevo vederti e neppure incontrarti, eppure non desideravo altro da te.
L'ho desiderato da sempre.
L'ho desiderato col mio silenzio senza parole.
I miei muti pensieri volano liberi nella città incantata dei sogni.

Alle volte la vita, la vita...
Alle volte è maramalda davvero...
Non c'è modo, speranza, non c'è scampo, difesa.
Ti ho incontrata, stamane, eri bella, una dolce madonna.
Il tempo non è passato sopra di te, in questi anni non ti ha neppure sfiorata.
Eri il sogno incompiuto, eri bella, una madonna incantata.
Ero sicuro che ti avrei rivista, stamane identica a un sogno, uguale, come quando ti avevo lasciata.
Non ti ho mai abbracciata, non ti ho stretta, il mio cuore non batte per te.
E sei entrata nella mia vita anche se non ti ho mai dato le chiavi.
Non volevo vederti, stamane, non volevo neppure incontrarti.
Ero sicuro che mi avresti ferito.
I tuoi occhi, la tua pelle, il desiderio che profuma di grano son le lame che hai affondato nella mia carne.
Il mio sogno voleva restare da solo a sognarti, geloso.
Per questo sbuffavo, stamane, varcando la soglia di quel grande portone.
Mi sei apparsa, madonna, con un corteo di damigelle d'onore.
Scomparivano davanti al fulgore del tuo corpo di donna da stringere forte al petto che batte.
Ti ho desiderata, sbuffando, sperando di non incontrarti.
Ti ho desiderata in silenzio in tutti questi anni.

Alle volte la vita, la vita...
Alle volte la vita e maramalda davvero...
Non c'è speranza, non c'è via di farla star cheta.
Il tempo che scorre come un fiume impetuoso ci travolge a nostra insaputa.
Ti ho cercata in silenzio, evitando di fare rumore, per non spaventare il tuo povero cuore.
Lo spavento del mio m'impediva di dichiararti l'amore d'un cuore in catene.
Non vole tenerti in prigione in una gabbia per non farti fuggire più via.
Volevo vederti volare spensierata farfalla nell'azzurro del mio cielo pulito.
Il desiderio del tuo corpo leggero ha vissuto la sua lunga vita in silenzio.
Ed ora ti ho nelle mani leggera vibrazione dell'aria.
Ora che ti ho fra le mani devo sbrigarmi a lasciarti andar via.
Vola libera, felice farfalla, non posso tenere i tuoi battiti stretti fra le mie braccia come pure vorrei.
E come potrò mai dirti che il mio mio desiderio vuol essere l'aria che ingordamente respiri?
Muto silenzio. 
Forse potrò accontentarmi di un chiassoso "buongiorno" al mattino?

23 feb 2013

FIABA DELL'OMBRA E DEL DESTINO

photo by pierperrone


Un'ombra mi piomba addosso, all'improvviso.
Mi attraversa mi oltrepassa ma poi ritorna.
Torbida, m'offre il suo allettante corpo molle.
Raggio di luce nera nel terso cielo adamantino.

Spoglia mi porge, muta, un conturbante invito.
Tende il suo nudo seno  acerbo ed io, ebbro ...
                                                                      bevo.
Ma la sua dolce coppa è un calice di fiele atro.
Amara, la bocca assapora il suo bacio aspro.

Sul viso mi stende con la mano una carezza lieve.
Il suo morso avido mi strappa la lingua e il cuore.
La sua frusta mi sferza la schiena appena offerta.
E, straziato, cado. Invano ... un perdono imploro 
                                                                    e pietà.

Inaspettato assalto, alle spalle, d'un brivido freddo.
Lungo il viale dritto, distratta, scorre la vita, ignara.  
Non più solo, me ne vado, ora. La mia  mano stretta 
                                                                    nella sua mano.
Schiavo suo, ormai, docile seguo la ferina bestia nera.

Nel manto avvinto di nubi basse mi sbatte la tempesta.
Gravi radici m'incatenano i piedi, imprigionati e stanchi.
Un vento di lontana angoscia al cielo rapisce il sole.
Nella palude marcia sprofonda, ora, il cosmo vuoto.

Cieche creature si dimenano nel regno delle ombre.
Rapìte forme familiari. Simulacri d'umani meccanismi.
Riflessi  rubati agli specchi lasciati orfani, nella vita.
Ignaro, un destino d'ombre muove vuote macchine
                                                                       e robot. 

Per le strade dritte immote restano carcasse d'uomo.
Corpi di donne avvinte ad ombre discinte languono.
Immane la sofferenza smostra gli scomposti volti.
Spasmi d'agonia scuotono povere anime sole ...
                                                            inconsapevoli.

Il destino sopraggiunge improvviso, ombra cieca.
E volubile se ne va. Spossato e stanco ... sconfitto ...
                                                                   annoiato.
Stormo di neri corvi, affamato avvoltoio, scruta.
Poi, mai sazio, sconsolato e vago, riprende il volo.

Il destino ci attraversa. Un'ombra passa. Una nube 
                                                                          in cielo.
Uno squarcio nello scafo, un fiotto d'angoscia vana.
Ad ombra e destino non ti puoi opporre, alto cielo.
E tu, uomo, cammina sulla tua dritta via, l'ignara vita.

7 feb 2013

LA FIABA DEL TORRENTE


photo by pierperrone DANUBIO 2008



"Ehi, affacciato, ehi, lì, tu che fai?"
"Chi, chi sei, tu, che, me, sì, chiami?"
"Ehi, a te, dico, a te, cosa fai, lì, tu ?"
"Chi chiama così? Perdìo, chi chiama?"
"Io, son io, tu, non mi vedi, quaggiù?"
"Ruscello, son io, impaziente puledro...
Figlio del fiume son  io. Mi Chiami?
Dal fiume vengo, profondo, di lunge...
Storie e vento colsi, in me le ritengo."
"E a me li mostri, libro aperto del tempo?"
"Li mostro a te, a chiunque tu voglia."
"E, dunque, ora, raccontami, acqua ridente."
"Io porto il fragore del tuono, voce di dei,
nella gola della cascata, lì puoi udirlo.
Il riflesso della saetta, sguardo di dea,
luce e luna specchiata, ciglio vezzoso.
Conduco echi di cervi, selvatico rombo
e brume, radure e sogno e brine e rugiade.
Scroscio per le tue forre, bagno i tuoi occhi
al tuo seno m'inebrio e, infine, giaccio disfatto."
"La natura tua, o fiume, ti dico mentre t'ascolto,
è voce di cavallo veloce e turbine e gorgo.
A briglia sciolta, la libertà, per valli e per gole,
tu scalpiti e porti, d'erba l'acredine amara.
Romba il tuo corso dagli alti monti pietrosi
e scherza tua spuma il sasso abbracciando
e baci ti rendon le nude rive scosse svestite..."
"Sai ben, tu, la mia storia, nudo misero verme!
Conosci Fiume, già, tu. Ei fu mio padre possente.
Mentr'ancora, io ignoro mia dolce fonte di madre...
Dì a me suo nome, s'il sai, fà ch'io sappia con te..."
"Nome suo fu Terra. Venisti dal suo tumido ventre! 
E, infante rivo d'ardenti acque correnti, a rimirarti
sceser le stelle dal ciel, a specchiarsi nel buio,
a farsi tue ancelle, serve fedeli, luminescenti!
Il sol cavalcaste. Al fianco vostro, scudiero
fu il raggio d'argento notturno d'una cometa.
Afrodisia, in quell'ombra furtiva complice scesa, 
l'ansimar del suo ventre di dea, a te, nel tuo letto
distesa, insaziabile, offerse al tuo impeto forte. 
Il suo libero corpo d'amante a te, infine, s'aprì, 
al mattino, di te sazia, la sua sete,  alfine saziò. 
Figlio vostro, nacque Narciso. Splendido astro,
superbo, volle specchiarsi, bello, e vedersi par tuo!
Solitarie lacrime invocò alla nera volta celeste,
l'imago vaga, il fantasma di te, Urlante Torrente."
"Nel mio cor, impavida corrente impetuosa,
riposa, or, tua voce. La mai storia, scritta dal vento
con profumi lontani, gl'intensi desìi, corrente trasporta...
Io son cosa viva, battente, tumultuante acqua di fonte.
Palpiti, pene d'amore, sospiri, nel cor la Terra mi pose...
lungi io porto il colore fuggente di questa luna d'argento."


16 gen 2013

A CHI MI GENERO'

Sandro BOTTICELLI - LA PRIMAVERA
Padre nostro che sei nei cieli,
e tu, madre nostra ... 
a voi che siete tutto, qui, sulla terra,
innalzo questa preghiera.
Padre che mi hai generato 
della stessa sostanza del padre,
sia santificato il tuo nome …
Ave a te, o madre, Maria, madonna, piena di grazie.
Tu, prena, la vita mi desti quel giorno, 
candido fiore,offrendo il tuo grembo,
generoso, cibo d’amore.Duri in terra 
il tuo regno…mia vita, e duri in eterno!
Sia fatta così la tua volontà…
Tu che mi ami senza misura,
come in cielo così in terra…
E da questo paradiso, o terra,
s’alzi la mia preghiera d’amore.
Che giunga al profondo dei cieli!


dacci oggi il nostro pane quotidiano,

come, madre, mi desti il seno tuo di latte.
Rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettemmo ai nostri debitori…
Così, padre, a gran voce, 
pretendi ch'io saldi d'amore il debito mio.
Io, che debitore  in eterno sarò.
Niente m'indurrà più in tentazione
perchè, padre, che sei sempre nei cieli,
per liberarci per sempre dal male
occorre che il mio desiderio,
domani, ricambi il desiderio
che tu hai un giorno esaudito
provando, una notte, desiderio di me.
Padre nostro che sei nei cieli,
ebbi anch’io la donna che di notte
pura m’amò, come te, che amasti
dell’amore più puro. Or nessun male
in questo cor si potrà più insinuare…

Ho rivisto e corretto questo post, a suo tempo pubblicato sulla repubblica indipendente

4 gen 2013

Nero fuoco


photo by pierperrone


Ravviva 'l foco
Divina mano 
Nel célo igneo:
Occidente arrossa
E le smosse fiamme
Dell'inferno, ora,
Liberate, divorano 
Noi, sterpi aguzzi, 
Ridotti a sangue.
Ardon di braci
L'infocate croci
Nel nostro cuore
E c'impaura 'l foco 
Presagendo fosco
Il tempo domani
Che secche carni
renderà. 

E' tempo ormai.
Il velo nero scende
A rapir la vista, 
E presto s'allarga 
Il vasto manto,
Sugli occhi, lesto
Scende, e terra, 
Luce, tutto annera.
Oriente muore
E spenta vampa 
resto. Freddo guizza
E veloce corre
Il treno, feroce,
Che inghiotte 
Le rotaie. Urla
Il cielo nero, a me,
Canti di corvi. 
Ormai silenzio.
E falsi abbagli 
Elettrici. Notte.
Consunte vampe.