24 ott 2013
15 ott 2013
13 ott 2013
LA TERRIBILE STORIA DI ANTIGONE
12 ott 2013
L'ALLEGRA COMPAGNIA
Photo by Pierperrone L'ALLEGRA COMPAGNIA Nuovo post REPUBBLICA INDIPENDENTE |
Fabrizio, io e te dobbiam parlare.
E anche tu, Giorgio, perchè non ti fai più sentire?
E... e tu, Josè? Perchè non mi scrivi più?
Stai sempre lì, con Franz e Cesare e Fernando...
Mi pare di esser solo, certe volte...
La tua voce, Jim, e il tuo colore, Pablo...
Oddìo, come posso viver ormai così?
Vorrei parlarvi, avervi al fianco, uscir con voi...
Scherzare un poco e cazzaggiare, si cazzeggiare insieme un poco.
Come non abbiamo fatto mai.
Non ci siam potuti incontrare ancora tutti insieme.
E anche con tutti gli altri amici che qui non sto a ricordare...
Certo, vivete tutti in casa mia...
Con Renè e Pablo e Cònstantin e Federico...
Si, vivete tutti nella mia grande casa.
Allegra, spesso, aperta, libera, spaziosa...
A volte è troppo piccola, si, troppo piccola anche per me soltanto...
Ma con voi, certo, io sto bene. Il tempo mai non muore...
Non ci siam potuti mai incontrare tutti insieme...
Un gran ricevimento, una festa, un happening...
Una rimpatriata, un bicchier di vino rosso, il sugo grasso e il fritto unto...
Oh, si, come dici, Syd? Una bella sigaretta?
E perchè no? Accavallando le gambe sul tavolino buono, là, in salotto.
Oh, come dev'esser bello avervi tutti quanti insieme, un giorno...
Quando mi chiamerete io forse esiterò e non correrò subito, lì, da voi.
Perderò tempo, ancora, qui, a salutare gli altri amici, i cari, i passanti ignari...
Si volteranno un poco, curiosando, poi gireranno, certo, dall'altro lato il capo...
Ed io un poco tremerò, come scosso da un freddo vento...
Un soffio gelido mi darà la spinta e cadrò... planando lentamente...
E poi piano a voi mi volgerò e salutando a questa parte m'incamminerò con passo incerto.
Come dici, Pier Paolo, amico caro? Mi chiedi perchè l'esitazione?
Mah, non so, tu mi potresti ben rassicurare. E' che non sono certo assai di niente.
Dibito. Domando. Chiedo. Indago...
Provo a riguardar di là, dal buco che s'è aperto adesso in cielo.
Ma cosa c'è lassù? C'è davvero un gran teatro dove state tutti insieme?
Io vi mescerò il bicchiere, mentre voi discutendo animatamente, deciderete sul mio da farsi?
E se non fosse poi così?
E i cattivi? Tutti quei demòni che ci han rubato il sangue, la pelle e poi la vita, dove son finiti, mai, quei miseri derelitti?
L'han messi laggiù, in fondo, a patire fra le fiamme, le meritate pene dell'Inferno?
E se io non meritassi la vostra agognata compagnia?
Che ne sapete mai, voi, dei miei mille delitti consumati nella vita misera quaggiù?
Delitti di pensiero, d'ignavia, di pigrizia.
Come potreste perdonarmi, mai, voi, ch'avete illustrato, invece, il tempo nostro?
Non c'è memoria in cui non si specchi l'opra vostra.
Perchè mai dovreste far bisboccia con uno come me?
Sol perchè in vita io v'amai?
Generosi, sareste, allora. E in grossa compagnia.
In tanti, infatti, io v'amai. E spesso vi cercai per comprender il senso d'esser vivo.
E voi, allor, mi rispondeste. E' questo che un pò mi dà fiducia.
Se mi rispondeste ieri, perchè non dovreste farlo poi?
Or però salutar vi devo. Ritorno ai casi insulsi dalla vita d'ogni dì.
Un pò di noia, il calar del sabato, la tazza del the bollente che lentamente s'è vuotata...
In cielo, indifferente, lascia la sua scia... un volo immaginario... un sogno... una goccia impertinente
Sono nuvole, bianche e nere. Come noi, passeggian, di passaggio.
Un saluto ancora, cari amici. Vi prego s'aspettarmi.
Sarà bello se vorrete, un dì, accogliermi tra voi.
A me non costa nulla immaginar la vostra compagnia...
11 ott 2013
L'ISOLA DEI VIVI
| Arnold Böcklin – Die Lebensinsel -1888 L’ISOLA DEI VIVI |
Nuovo post
La belva è lì.
Le fauci spalancate
Affamata. Famelica ed ingorda...
Non si contenta di un pasto.
E' alla ricerca eterna di prede da ghermire.
E' insaziabile.
E spaventoso, il suo aspetto.
Mutevole.
Cangiante.
Un mostro che si nasconde dietro mille travestimenti.
Calmo e pacato, ora, sembra invogliare la carezza.
Pare concedersi con l'intero suo corpo.
Chiede il bacio.
Offre l'amplesso.
Ma in un attimo è la belva.
Nata per soddisfare la sua ferocia sanguinaria.
La bava biancastra, allora, le riempie la bocca.
Profonda e smisurata.
Un tanfo salmastro di morte sale dagli abissi suoi.
Dalle sue viscere nasce l'onda che afferra e sbatte e infine ingoia.
E' il moto permanente che altera e sprofonda, asfissia ed annega....
Alla presa del suo artiglio non si può sfuggire.
Della sua spira che stringe e annienta non si ci si può liberare.
La belva è dappertutto, intorno a noi.
Predilige, è vero, la sconfinata larghezza del mare.
Ma abita anche il nostro infinito cuore .
Là, è a suo agio.
Negli spazi immensi.
Al largo.
Sulla linea degli orizzonti illlimitati.
Là, s'acquatta.
Invisibile e immota.
Silenziosa e attenta.
Sta là.
Mira le sue prede ignare.
In agguato, traditrice, della quiete sorda.
Sa salire nel cielo alto, per colpir di lì, come balenante dardo.
O confondersi con la cieca tenebra.
E affondar la punta acuminata del pugnale nel centro del cuore esatto.
La belva non conosce strazio.
Nè timore, orror, pudore.
La vita succhia, come voluttuosa d'amor semenza, ai più giovani arditi corpi.
Eppur sa anche esser paziente.
E attendere il tempo suo.
I lunghi, lenti, anni.
Il tempo.
I giorni.
Sembra che passi la vita intera, mentre se ne sta in agguato.
Nessun segno avvisa della presenza sua.
Vorace, incombe.
Ciechi, noi, che l'ignoriamo.
Ed ecco poi...
Improvviso...
Il suo planar.
Uno schiocco d'ali.
L'arrivo suo...
Oh, non ci facciamo speranze vane!
La belva arriva per tutti noi!
Non sa distinguer fra cattivi e buoni.
Chi ha fatto il bene massimo è ambìta preda.
La sua ferale trappola per lui è spianata.
Così!
Eppur è cibo grato anche chi s'è cibato del male atroce.
Basta sfogliar le pagine di un giornale vano.
In qualsiasi giorno inutile dell'anno.
Anche oggi.
Per esempio...
S'è preso un mostro umano.
Un cuore agitato e nero, funesto e turbinoso.
L'ha ingoiato tutto intero.
Poi...
La sua caccia ha continuato...
Finchè, laggiù, nel pieno azzurro mare, un branco d'innocenti anime, ha puntato.
Indifferente, infin, s'è presa quel che crudeltà volea.
Erano vagolanti anime nel mondo alla deriva.
Cercavan solamente un brandello di destino.
Erano corpi in fuga da un presente ladro, baro e assassino.
Ma lei, golosamente, s'è divorata tutto.
Anche il vecchio boia, col duro cuore nero di pietra centenaria, lo sguardo bieco, cieco e indifferente, l'affilata lingua d'acciaio temperato e l'anima perennemente in fuga.
La belva non ha fatto preferenza.
La belva ha un buco in gola e inghiotte ogni vita.
Si, se questo è, a dire il vero, il discorso sulla morte, io pur la via conosco per tentare di fuggirle.
E' una strada che passa per i territori della notte.
Per le ampie plaghe informi del sogno colorato.
Per il vasto mare largo dell'umanissima Esperanza.
E' la rotta che giunge, al fine della notte, nella luminosa isola d'Utòpia.
Lì. E' solo lì. Nella fantasiosa terra amèna. Solamente lì è dato di fuggire, infin, alla mostruosa belva nera.
E se una volta giunti là, altro non saremo che misere carcasse dissolte in povera polvere di cenere, almen nel lungo viaggio avrem cercato la salvezza.
Perchè li, qualsiasi forma prenda la sanguinosa belva, noi sapremo riconoscerla e scorgerne il pericolo.
Il viaggio è lungo, questo ormai lo so.
Le mappe, sulle carte, non segnano la rotta.
E anche Utòpia, a volte, sembra di sfuggirci.
Ma solo la fede può salvarci, la fede in quel che siamo.
Povere anime vaganti, sperdute in mezzo al buio, aaggrappate con fede irragionevole al rigido timone di questa fievole speranza.
Ma se davvero non vivessimo così, sforzandoci di raggiungere quell'isola felice, remando fino a sentirsi spezzare i muscoli e le ossa, sbattendo i remi sugli scalmi e schiaffeggiando il mare piatto della vita, se sul serio non vivessimo così, guidati da tanto forte fede, cosa mai significherebbe, allora, VIVER veramente?
P.S.Dedicato a tutti i morti.
A quelli che, innocenti,
han vissuto troppo poco.
E anche agli altri che,
colpevoli,
han vissuto troppo a lungo.
A quelli che, innocenti,
han vissuto troppo poco.
E anche agli altri che,
colpevoli,
han vissuto troppo a lungo.
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