07 feb 2013

LA FIABA DEL TORRENTE


photo by pierperrone DANUBIO 2008



"Ehi, affacciato, ehi, lì, tu che fai?"
"Chi, chi sei, tu, che, me, sì, chiami?"
"Ehi, a te, dico, a te, cosa fai, lì, tu ?"
"Chi chiama così? Perdìo, chi chiama?"
"Io, son io, tu, non mi vedi, quaggiù?"
"Ruscello, son io, impaziente puledro...
Figlio del fiume son  io. Mi Chiami?
Dal fiume vengo, profondo, di lunge...
Storie e vento colsi, in me le ritengo."
"E a me li mostri, libro aperto del tempo?"
"Li mostro a te, a chiunque tu voglia."
"E, dunque, ora, raccontami, acqua ridente."
"Io porto il fragore del tuono, voce di dei,
nella gola della cascata, lì puoi udirlo.
Il riflesso della saetta, sguardo di dea,
luce e luna specchiata, ciglio vezzoso.
Conduco echi di cervi, selvatico rombo
e brume, radure e sogno e brine e rugiade.
Scroscio per le tue forre, bagno i tuoi occhi
al tuo seno m'inebrio e, infine, giaccio disfatto."
"La natura tua, o fiume, ti dico mentre t'ascolto,
è voce di cavallo veloce e turbine e gorgo.
A briglia sciolta, la libertà, per valli e per gole,
tu scalpiti e porti, d'erba l'acredine amara.
Romba il tuo corso dagli alti monti pietrosi
e scherza tua spuma il sasso abbracciando
e baci ti rendon le nude rive scosse svestite..."
"Sai ben, tu, la mia storia, nudo misero verme!
Conosci Fiume, già, tu. Ei fu mio padre possente.
Mentr'ancora, io ignoro mia dolce fonte di madre...
Dì a me suo nome, s'il sai, fà ch'io sappia con te..."
"Nome suo fu Terra. Venisti dal suo tumido ventre! 
E, infante rivo d'ardenti acque correnti, a rimirarti
sceser le stelle dal ciel, a specchiarsi nel buio,
a farsi tue ancelle, serve fedeli, luminescenti!
Il sol cavalcaste. Al fianco vostro, scudiero
fu il raggio d'argento notturno d'una cometa.
Afrodisia, in quell'ombra furtiva complice scesa, 
l'ansimar del suo ventre di dea, a te, nel tuo letto
distesa, insaziabile, offerse al tuo impeto forte. 
Il suo libero corpo d'amante a te, infine, s'aprì, 
al mattino, di te sazia, la sua sete,  alfine saziò. 
Figlio vostro, nacque Narciso. Splendido astro,
superbo, volle specchiarsi, bello, e vedersi par tuo!
Solitarie lacrime invocò alla nera volta celeste,
l'imago vaga, il fantasma di te, Urlante Torrente."
"Nel mio cor, impavida corrente impetuosa,
riposa, or, tua voce. La mai storia, scritta dal vento
con profumi lontani, gl'intensi desìi, corrente trasporta...
Io son cosa viva, battente, tumultuante acqua di fonte.
Palpiti, pene d'amore, sospiri, nel cor la Terra mi pose...
lungi io porto il colore fuggente di questa luna d'argento."


7 commenti:

  1. Una volta i fiumi erano dei.

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  2. Il fiume come portatore di storie. La sua storia, le storie di altri, altri elementi che con lui s'incontrano e di lui s'appagano.
    Il saper leggere dentro le cose, riuscire ad usare la storia delle cose per immaginare altre storie, altri attimi, altre possibilità...
    Tu la possiedi questa capacità, o forse da essa sei posseduto.
    Mi piace l'idea del fiume, dell'acqua come cosa viva, spesso anch'io l'ho visto così.
    Ci scrissi qualcosa in proposito, parecchio tempo fa.
    Mi piace moltissimo quella domanda del fiume che chiede di sapere chi sia sua madre, supplica una risposta forse perchè non conoscere una parte delle proprie origini condanna all'incompiutezza di sè.
    E mi piace questa tua poesia, perchè è fatta di attimi,incastrati uno all'altro, come un mosaico. Va letta lentamente, soffermandosi bene sulle parole, su ogni frammento. Letta di fretta non rende la meraviglia degli attimi che descrivi. Il potere immaginifico delle parole che usi.
    E' una poesia che richiede la stessa attenzione delle cose che ci circondano e che non vediamo, non assaporiamo. E' poesia che richiede di mettere in funzione il "dentro". Davvero bella.
    Bellissima anche la foto.
    Un abbraccio

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  3. Si, Paola, erano dei , creature divine che conoscevano storie lontane e che nessuno poteva fermare, portavano la vita nel mondo, rendevano fertile la terra...
    Oggi anche i fiumi che sono dei hanno la fragilità delle creature che non conoscono con certezza il mondo, hanno bisogno di chiedere, hanno necessità di appoggiarsi all'uomo per sapere...
    Perchè, sai cara amica mia, senza l'uomo, qyabdo l'uomo non ci sarà più, gli dei resteranno soli, in una malinconia che durerà per l'eternità, che non avrà mai fine...
    Perciò sono felici, gli dei, di venire in mezzo a noi, di discorrere e dialogare con noi mortali...

    Un abbraccio e buona domenica.
    Piero

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  4. Non so bene come mai, ma ho perso la risposta che ti avevo scritto ieri sera, cara Patrizia.
    Il fiume è un simbolo, un mondo, una metafora di noi stessi.
    Il fiume è la nostra stessa vita, che fluisce, va, scorre, ogni giorno, giorno dopo giorno..
    E, come nella nostra vita, i giorni, ogni giorno ha le sue cose da dire, le sue storie, i suoi racconti, così anche il fiume...
    Il fiume parla.
    Le cose parlano, il fiume come cosa, il fiume, le cose parlano...
    Perchè il mondo è fatto di cose, di cose intrecciate, di legami, nodi, incroci... il mondo non è fatto a scomparti, cassetti, compartimenti stagni.
    Noi siamo cose del mondo, come i sassi, come gli alberi, come gli uccelli, come il cielo e le stelle...
    Di solito ci vediamo separati, come soggetti che guardano, osservano, comprendono, capiscono, ricordano, raccontano...
    Ma in realtà siamo immersi nel mondo e siamo abitati dal mondo.
    Le cose dialogano con noi come noi con le cose... basta stare ad ascoltare, basta guardare... basta ascoltare noi stessi e guardare dentro noi stessi...
    Per questo le cose parlano e a me piace raccontare i loro discorsi... che non sono diversi dai miei... basta guardare dietro agli angoli, sotto i punti di vista più scontati...

    Tu questo lo sai, cara amica mia, perchè tu stessi sai ascoltare il suono delle cose, i loro racconti...
    anzi, tu sai dare alle cose più dure una voce dolcissima, semplice, come fosse il canto spontaneo di una bimba.

    Hai letto la mia fiaba con molta attenzione.
    Te ne ringrazio, sei molto paziente con me.
    Sei impagabile.
    Ti abbraccio,
    Piero

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  5. No amico caro, non sono paziente...sono fortunata. E' diverso :-)

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  6. No amico caro, non sono paziente...sono fortunata. E' diverso :-)

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  7. Patrì,
    un bacio,
    e chi te lo nega?

    Piero tuo
    :-)

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