01 gen 2013

GABER. DIECI ANNI FA





Il tempo, quando passa, passa.
Non c'è niente da fare.
Dieci anni sono pochi.
Oppure molti.
Dipende.
Per me, i dieci anni che sono passati da quando Giorgio Gaber se n'è andato sono stati lunghi e corti, al tempo stesso.
La storia ed il tempo stanno annodati molto strettamente.
Ed anche la vita, la vita di ciascuno di noi, e la storia, che invece è di tutti.
Anche la vita e la storia sono strettamente intrecciate.
Dieci anni sono davvero tanti.
E anche davvero pochi.
Ma Giorgio manca ormai da dieci anni.
Io non me lo ricordavo.
Sono già passati dieci anni!
Perbacco, come passa il tempo!
E Giorgio proprio ci manca!
Chissà, il tempo sarebbe stato più leggero, se lui avesse potuto accompagnarci in questi dieci anni difficili.
Oppure sarebbero stati dieci anni illuminati da un faro di verità disincantato...
Comunque sarebbero stati dieci anni sicuramente migliori!
Eh, già, quando passa, il tempo, passa proprio e non si volta più indietro...
Comunque, io posso continuare a ricordare.
Ecco.
Questo post serve proprio a questo.
Ricordare.
Che, se vado all'origine della parola ri-cor-dare, vuol dire "ridare cuore", "ridare vita", "resuscitare" ...
Bene, compiamo allora il miracolo.




Giorgio è ancora presente in mezzo a noi, perchè un uomo d'arte non può morire davvero.
Non si tratta di piangere un uomo comune, di sentire nostalgia per la sua scomparsa, di provare dolore perchè manca qualcosa che volevamo tenerci per sempre.
Per l'uomo d'arte è diverso.
Non lo si può mai perdere davvero.
Perchè qualcosa di suo rimane per sempre.
Un uomo d'arte è un uomo che crea qualcosa che rimane per sempre.
In questo, un uomo d'arte, è come una creatura divina.
Qualcosa che prima non c'era e che, dopo, non può più scomparire del tutto.
Ecco.
E' questa l'eternità.
L'eternità a cui appartiene l'uomo d'arte.
Adesso è più chiaro.
Giorgio Gaber è un uomo d'arte perchè qualcosa di lui resta tra noi per sempre.
Le sue creature.
Che restano per sempre tra noi...




In questi giorni le parole di Giorgio risuonano come un lontano eco profondo.
Le sue canzoni, le sue poesie, il suo faccione, le sue smorfie, la sua malattia disincantata, malattia dell'anima e malattia del corpo...
Giorgio Gaber era un uomo che ci parlava da dentro.
Perchè faceva uscire fuori, dal dentro di noi, frammenti altrimenti invisibili delle nostre verità e, con le sue canzonimpoietosospettacolo,scattava istantanee della nostra realtà, di quella realtà diversa per ognuno di noi in cui ognuno di noi,inconsapevole, crede di vivere immerso.  
Ecco, ci parlava della vita, della mia, della tua, caro amico che leggi,non della sua.
Della nostra vita di tutti i giorni che noi non sappiamo vedere. 
Della vita di tutti, che lui ci faceva vedere, giocando con noi, come uno spettacolo allestito su un palco.
Non indossava una maschera, là, sopra quel palco, perchè Maschera era il suo volto, come una maschera è sempre la vita.
Invenzione è la sua arte, illusione, come invenzione è la nostra stessa realtà, un'illusione di vita.
Un inganno, la verità.
Pura finzione.
Perchè è finzione la verità dello spettacolo sopra ad un palco.
Finzione, come la verità della vita sul palco allestito per lo spettacolo dei giorni che passano.
Meglio stare seduti tra il pubblico.
Fa meno paura.
E forse fa anche meno male.
E adesso il saluto.
Di lassù, dove adesso starà, assieme agli altri uomini d'arte che continuano a mettere in scena il mondo di là, ci manda un'ultima smorfia.
Per l'esorcismo.
Perchè questo è, in realtà, la vera smorfia di Gaber.
Un esorcismo.
Qualcosa che scaccia il demonio che ci abita dentro, la paura.
Ecco.
Ecco, l'ultima smorfia.
L'esorcismo, il vaticinio, la profezia, il disvelamento della verità nascosta, la beffa, lo sberleffo...
Lo dedichiamo al domani.
Al domani che si avvicina a passo di carica...



3 commenti:

  1. Eternitààà,io sono qua, spalanca le tue braccia...chissà come sarà l'eternità, magari è bella, magari Gaber è la che graffia ancora dolcemente con la sua ironia.
    By piero.

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  2. Chissà com'è? Già, nessuno ce lo ha mai potuto raccontare dopo averla vista.
    Ma deve essere piena di gente interessante, anche se c'è sicuramente tanta folla.
    Insomma, come certe vie del centro di Roma al sabato sera...
    No scherzo.
    Un salutone, Paolè.
    Piero

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  3. Bisognerebbe riascoltarlo per tutto questo periodo pre elettorale, ma no...forse è meglio di no, potremmo cominciare a pensare...o forse sì... bisognerebbe...o forse... avremmo dovuto farlo prima...forse siamo ancora in tempo...o forse no... Mhhh!! Piero, non mi far parlare o m'arrestano!
    Ciao :-)

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