04 ago 2013

MARCIA SULLO STATO DI CACANIA

Sacco di Roma ad opera dei Visigoti - JN Sylvestre, 1890


Cacania, 4 agosto 2013. Ore 20.09

Caro figlio mio,
devi sapere cosa succede, devo tenerti informato.
Oggi c'è stata la marcia su Cacania.
E anche il capo ha parlato.
Sopra un palco.
Sotto il suo palazzo principesco.
Di fronte al palazzo del duce, anzi di fianco, che gli faceva ombra.
Ma forse gli faceva ombra di più il balcone dove si affacciava il duce.
Erano altri discorsi, quelli.
Altre adunate.
Altre marce.
Altre folle oceaniche.
Dichiarazioni di guerra!
Erano show che mettevano paura.
Un intero popolo che si prosternava sotto al balcone.
Inni e urla che si alzavano come a voler toccare il cielo.
E poi abbiamo visto cosa hanno portato quei discorsi.
Guerra, miseria, dolore, disperazione e povertà.
Ma quelli erano altri tempi.
Altri discorsi.
Un altro duce.
Uno vero.
Non uno di cartapesta, una marionetta da film.
Anzi da fiction televisiva.

Oggi c'è stata la marcia su Cacania.
Un pò rumorosa, con i megafoni e gli altoparlanti.
Tante bandiere.
Più bandiere, forse, che portabandiere.
Una folla acclamante, si.
Ma erano tutti sudati.
In abiti da domenica pomeriggio.
Sicuramente invidiosi di quelli che se n'erano potuti restare al fresco, su qualche spiaggia, da qualche parte.
Che oggi la canicola era davvero cocente.
Erano comunque in troppi.
No, figlio mio, lo dico nel senso che, poveretti, io provo per loro sentimenti di vicinanza.
Capisco che ora il loro capo è ferito.
Che la macchina della giustizia, impietosa, ha cominciato il suo terribile corso.
Mi rendo conto che lui, il povero capo, come un cane bastonato, e loro, come un gregge, accompagnato da quel cane da pastore, si sentiranno spaesati.
Non sapranno neanche più ritrovare la strada di casa.

Qui, faccio uno stacco.
La casa, figlio mio, sta per una metafora.
Voglio dirti che si staranno rendendo conto che sta crollando il loro bel castello di carte.
Eh, si.
Tolta la base su cui tutti il sistema si reggeva, non sarà mica facile ricostruirne uno da capo.
Lui, il capo, è incappato in uno di quegli incidenti di percorso, chiamiamolo così, davvero gravi.
Si, si è scontrato contro il muro delle regole.
Credeva di farla franca.
Ha potuto evitarlo per tanti anni,
S'è creato un mondo di favole a cui hanno creduto per tutto quel tempo gli abitanti di questo povero paese.
Ma, al dunque, anche Cacania ha le sue dure regole di ferro.
Catene che stringono fino a far male.
Ed hanno denti che mordono.
Hai voglia a dire che tutto questo non è vero.
Che cerchi una scappatoia.
Una via d'uscita.
Un lasciapassare.
Cacania resta uno Stato che si basa su leggi scritte che, anche se nessuno lo vuole, alla fine i più deboli sono costretti a restarvi soggetti.
E lui, si proprio lui, ormai, è uno dei più deboli.
Solo chi è capace di fermare la storia, di deviarne il corso davvero, di scriverne pagine maiuscole, può davvero aspirare ad ottenere un lasciapassare dai gendarmi di questo paese.
Ma lui.
Lui!
Che pagina di storia ha mai scritto, per questo paese?
Di cosa Cacania, domani, potrà ricordarsi, pensando alla sua opera?
In nome di chi e di che cosa osa pensare di poter condizionare le autorità a rilasciargli un lasciapassare? 
Le dure leggi di uno Stato hanno bisogno di mani robuste per esser forzate, di fabbri seduti sugli scranni con pesanti martelli, pronti  a spezzare le ferree catene che la legge impone ai suoi prigionieri.
Ma qui, figlio mio, a Cacania, di fabbri, rudi uomini avvezzi alle violente vampe delle fuliginose officine, di operai della fornace, non ce ne sono rimasti ormai più.
In parlamento siedono signorine con le unghie smaltate.
Signorini con i pantaloni ben rifilati.
E poi alcuni servitori d'un padrone ormai decaduto.
Ma nessuno di loro saprebbe esporre il suo petto dinanzi al fucile.
Nessuno saprebbe impugnare il pugnale per affondarlo davvero nella schiena in una congiura.
Ormai, quelli preferiscono la congiura del voto.
Il tradimento dentro l'urna del voto segreto.
Il colpo di mano dell'emendamento contrabbandato di notte, all'insaputa di tutti.
E, non sia mai vengono per caso scoperti!
Subito, sono pronti, lì, a giustificarsi dinazi ai giornalisti col microfono puntato come un fucile.
E poi c'è il grande vegliardo.
Quello che li tiene tutti stretti nel pugno.
Lui li ricatta.
Moralmente, certo, si sa.
Se lui, il vecchi presidente, decidesse d'andarsene, cosa mai ne sarebbe di loro?
Strano, eh, questo paese?
Ma è Cacania.
Senno sarebbe uno stato qualunque.

Ma, caro figlio mio, non ci possiamo fidare.
Un colpo di mano ce l'hanno promesso e potrebbe all'improvviso anche arrivare.
Magari un colpetto.
Una guerricciola civile.
Ma un vero golpe direi che non c'è in giro, non si sente nell'aria.
Tutti i colonnelli, ad agosto hanno preso le ferie.
Le spiagge sono tutte affollate.
Il caldo uccide più delle baionette sguainate per strada.
E moiono in tanti anche quelli che non sanno nuotare.
Ma, oggi, in piazza, nessuno mostrava i moschetti.
A nessuno, per me, interessava davvero il destino del capo.
Più probabilmente partiranno domani per le ferie agognate.
Lentamente passerà questa canicola agostana.
E al ritorno, poi, a settembre, allora, davvero si vedrà cosa mai accadrà.
Rischia davvero di cadere il governo.
Resteremo, caro figlio lontano, senza un presidente del consiglio ed i suoi valenti ministri.
Ma per allora tu sarai già ritornato.
Vedremo insieme cosa fare, decideremo un piano d'azione.

Ci saranno elezioni.
Si voterà.
Ma forse dopodomani.
Adesso, a lui, al capobastone, neanche conviene davvero.
E se perdesse le elezioni davvero?
Ha ancora tanti processi, appelli, sentenze e condanne davanti.
Una tribuna come quella di oggi non la potrà facilmente riconquistare.
A meno che il popolo non dia segni di demenza profonda.
No, per lui, il rischio è davvero troppo elevato.
Meglio congelare le cose così.
Gli resta la piccola piazza e l'affettuosa folla di paggi paganti.
La tribuna delle televisioni e dei giornalisti adoranti.
Come fa vedere lui giornali e pubblicità nessuna opposizione mai riuscirà a migliorare.
Neanche quel grillo parlante che urla nelle piazze affollate davvero.
Ma forse, poi, lì, le piazze del grillo, sono solo piazze teatrali.
Spettacoli itineranti.
Comizi deliranti con vaffanculi liberatori.
Poi, dopo, la politica politicante può ritornare ad annoiarsi come ha fatto in questi centocinquantanni di storia cacania.
Non servono a molto, ormai, questi padreterni rotolati giù dagli altari.
la gente, ormai, ha mangiato la foglia.
Un pò di direttive ce le dà il governo centrale d'Europa.
Il resto ormai sappiamo farlo anche da soli.
A che ci serve un governo di marionette burattini e pupazzi?

Figlio mio, per oggi ho finito.
Spero che tu, là, in quella lontana isola sperduta nel mare riesca a rilassarti un poco in questi giorni che, qui, invece, si sono fatti pesanti.
Potremmo sempre aver bisogno delle tue energie per dare una sterzata a qeusto paese.
In fondo il futuro è più tuo che mio, ormai.
Devi prendertelo e non accontentarti troppo di quello che si costruisce a Cacania.
Adesso però ti saluto.
Se ci sono novità te le farò comunque sapere.
Un abbraccio.
Tuo padre.

2 commenti:

  1. Si sente aria di stantio...puzzo di fine e, forse complice il caldo stagnante di questi giorni, nessuna ventata d'aria fresca e pulita.
    Unica speranza: quiei pochi presenti al richiamo, speriamo un segnale positivo.

    Dici che "Le dure leggi di uno Stato hanno bisogno di mani robuste per esser forzate, di fabbri seduti sugli scranni con pesanti martelli, pronti a spezzare le ferree catene che la legge impone ai suoi prigionieri.
    Ma qui, di fabbri, rudi uomini avvezzi alle violente vampe delle fuliginose officine, di operai della fornace, non ce ne sono rimasti ormai più"

    Ecco...questo è l'unico punto di cui non sarei così sicura...
    Staremo a vedere...
    un abbraccio

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  2. Vedremo cosa succederà.
    Neanche io sono davvero sicuro di niente.
    Questi scritti dicono quasi psicanaliticamente quello che provo.
    Un pò di angoscia e un pò di ironia sono gli stati d'animo che si accavallano.
    Comunque resto convinto che sia difficile in Italia un golpe.
    Ma non per la tenuta del sistema, delle regole, dei principi.
    Quelli sono caduti e stanno precipitando ogni giorno più in basso (oggi, l'ultima vergogna è l'intervista del giudice Esposito, ma l'hai sentito? Che bisogno c'era di esternare? Ma è possibile che tutte rane dalla bocca larga sono queste persone?).
    No, secondo me un golpe in Italia non succederà perchè mancano gli uomini di coraggio.
    Temo di più il caso fortuito (o sfurtuito... pensa se gli prende un colpo davvero, a Napolitano!)....
    Comunque noi qui stiamo.
    Presidiamo la libertà, se posso dire così.
    Piccole sentinelle all'erta.
    Anche questi racconti.
    Magari li leggete in pochissimi, amici affettuosi.
    Ma parlano a tutti.
    Parlano della libertà per cui ci impegniamo.
    Lottiamo, per la libertà.
    Con queste armi.
    Il pensiero, è la nostra arma!

    Un abbraccio

    Piero

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