06 mar 2013

FIABA DELLE DUE CITTA'

Napoli - Incendio Città della scienza - Il Mattino. 5/3/2013



In questa città non succede mai niente.
Questa è la città dei morti.
Qui regnano pace eterna e silenzio.
Qui nessun vento scuote le cime degli alberi.
Tutto se ne resta calmo, inerte, immobile ...
Poichè, qui, non può succedere più nulla.

E' nelle città dei vivi che succede sempre qualcosa.
Non in questa città, che è la città dei morti.
Nelle città dei vivi regnano incertezza perenne e sofferenza.
Là, il vento spezza i rami, scuote le chiome e impaura il cielo.
Tutte le cose, lì, sono in continuo movimento e instabilità.
Poichè, lì, niente potrà mai essere certo.

Io abito in questa città dei morti.
Qui, cadono le facciate dei palazzi signorili.
E, qui, di notte, vengono dal mare i mostri a mettere a ferro e fuoco i luoghi dove si costruisce il futuro.
Qui, nella città dei morti, il silenzio cannibale divora le anime di quelli che furono vivi.
Qui, il clamore delle folle è un rombo di cannoni che si lascia dietro solo una scia di sangue e corpi dilaniati.
Questa è la città dei morti e qui non succede mai niente.

Nelle città dei vivi si lotta e si combatte.
Nelle città dei vivi ci si ama e ci si odia, ma comunque ci si deve tenere stretti.
Nelle città dei vivi si nasce e si muore.
Lì il sangue a volte ribolle e si commettono terribili errori.
Lì, scorrono la vita e la storia, lì, nelle città dei vivi.
Lì si sbaglia e si paga, si cade e ci si rialza, se se ne trova la forza.

No, non qui, non nella città dei morti.
Qui i muri sono eternamente candidi come pallidi sudari.
Qui i fiori durano per sempre e sono freddi come pietre che si portano appese al collo.
Qui la notte non avrà mai fine e nessuno userà mai la luce per dipingere il giorno.
Qui, nella città dei morti, l'ordine infinito ha sconfitto per sempre il caos della creazione.
E' qui, nella città dei morti, che tutto ciò che accade si tramuta in oblìo senza fine.

Nelle città dei vivi si piange per la morte.
Nella città dei vivi ci si spinge, dannati, nella calca, per vedere sorgere ogni nuovo domani.
Lì, è lì, nelle città dei vivi, che il sole sorge alto, ogni mattina e segna il cammino.
E lì, è ancora lì, nelle città dei vivi, che, per morire, ogni sera, il sole, felice riempie di baci la luna.
E' lì, lì, nelle città dei vivi che la vita s'affida alle stelle per sconfiggere il buio.
E' lì che, vivi, anche noi siamo stati, un giorno. Abitanti delle città dei vivi.

4 commenti:

  1. Questa città dei morti vive, paradossalmente vive ed agisce dentro la città dei vivi e ogni tanto mostra il suo respiro vitale con gesti come questi. Colpi di coda pesanti che, chissà perchè, non sono mai gli ultimi. Credo di comprendere il tuo intento, amico mio: sottolineare l'aspetto macabro di una realtà che sappiamo bene, intende, con la violenza e la prevaricazione, mantenere uno stato di cose. Hai ragione, lì non c'è vita. Almeno non quella che noi intendiamo. Ma quella città è viva. Fin troppo viva...Purtroppo, E' una vita malata, incancrenita, ma che sembra aver sviluppato un sistema di autodifesa che non permette alla città dei vivi, di annullarne gli effetti malefici.
    Un caro abbraccio

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  2. Si, Patrizia.
    La città dei morti è questa.
    O quella, come vuoi.
    Noi abitiamo altrove.
    noi siamo vivi.
    Abitiamo nella città dei vivi.
    Un abbraccio,
    Piero

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  3. Uaooo! Che blog accattivante, rosso vita questo è quindi un blog di un vivo...ci sono tanti che sono vivi ma non vivono.
    Ciao.

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  4. Grazie, Paolè.
    Essere vivi è una gran cosa.
    Ed è verissimo quello che hai detto, molti sono morti senza neanche sapere di esserlo.
    Un abbraccio,
    Piero

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