03 lug 2013

LA CREAZIONE

Michelangelo BUONARROTI - La creazione di Adamo (particolare)


Il Creatore, quello che usiamo scrivere e chiamare, con devozione e rispetto, Signore, con la maiuscola iniziale, deve aver vissuto, nel momento dell’impegno massimo, nello spasimo della creazione, un’esperienza che si può definire, solo per difetto, a dir poco memorabile. 
L’attimo dell’intuizione, del dispiegamento del progetto, intero e perfetto, dinanzi al suo occhio interiore che tutto pre-vede, lo sforzo di coagulo dell’onnipotente energia divina, devono aver suscitato un’onda di emozione, una vampa di orgoglio, una ventata di meraviglia del tutto, per noi comuni mortali, inimmaginabili.
E, al tempo stesso, anche il timore inconscio, l’ansia strisciante, l’angoscia repressa, che qualcosa, una qualunque cosa imprevedibile, fortuita, o casuale, potesse minare la riuscita finale di un progetto tanto ambizioso.
Ecco, mettiamoci nell’attimo in cui tutto ciò stava per accadere.
Proviamo - perché no, possiamo osare, se vogliamo – proviamo, dicevo, ad immaginare gli eventi che erano sul punto di accadere.
Ecco.
Per Sua Mano e per sua Volontà divine, l’attimo che ci sta immediatamente davanti darà inizio alla linea, che chiamiamo infinita, del Tempo.
Quello che ora, per immaginazione, stiamo per vivere segnerà l’avvio del Destino.
E questo, Lui, ovviamente già lo sapeva perfettamente.
Quando, qui, si parla del Destino, si intende, sia chiaro qualcosa che va inteso in senso assoluto, totale, inaudito.
Il Destino, per quello che qui interessa, non è quello che riguarda i finitesimi che noi singoli siamo in grado di percepire con la nostra ragione fallace, inesorabilmente imprigionata dalla condizione dell’esistenza.
No.
Qui ci si riferisce al Destino.
Proviamoci ad immaginarlo.
E’ quello che interessa tutto e tutti.
Il Destino che riguarda tutte le cose, ma proprio la totalità di tutte le cose.
Tutto il creato, possiamo dire, con maggior proprietà di linguaggio.
Ora, se ci crediamo, se ci crediamo veramente, adesso possiamo anche chiedere alla nostra immaginazione, alla nostra capacità empatica che ci permette di calarci in situazioni nelle quali non siamo realmente coinvolti, provando, tuttavia, le stesse sensazioni, gli stessi sentimenti, di chi, da protagonista, sta vivendo determinate situazioni.
Ci capita così, per esempio, quando ci sentiamo così vicini a qualcuno da vivere, praticamente, al posto suo gli stessi momenti di vita.
La vita nostra e quella del nostro empatico compagno, possiamo dire che, in quei casi, diventino una cosa sola.
E’ la forza dell’amore.
Ecco, allora, adesso siamo pronti per compiere questo sforzo ulteriore d’immaginazione.
Possiamo avere il coraggio e provare la vertigine di vivere quel momento fatale.
Il passaggio dal prima al dopo della Creazione.
Certo, deve essere stato, quello, all’atto in cui accadde realmente, un momento del tutto irripetibile.
Ma proprio per questo, non vale forse la pena provare ad immaginarci di viverlo davvero?
Possiamo provare a saggiare quella volontà creatrice, insaziabile ed onnipotente.
Certo.
E questo potrebbe metterci dentro, iniettarci nel sangue, un quantitativo di adrenalina che potrebbe risultare addirittura intollerabile, data l’entità dell’impresa che ci proponiamo di vivere, seppure solo con l’immaginazione.
Ma, se ci caliamo in questa Parte, in questo Ruolo, dobbiamo essere preparati anche a sopportare le conseguenze che questa situazione, per noi nuova, porta con sé, come conseguenza.
Perché, come possiamo ben immaginare, dinanzi ad un tanto osare, anche le vene del Creatore avranno tremato.
Anche per il Demiurgo ci deve essere stato quel momento di panico paralizzante che fa da contraltare al rischio del fallimento, alla possibilità dell’errore, alla eventualità dell’Imponderabile.
Un’Impresa tanto ardita, osare l’inosabile, comporta l’azzardo di ogni avventura.
E ogni azzardo comporta sempre la paura che un evento imprevisto generi il fallimento del Progetto.
Ecco, e se ci mettiamo di fronte ad un Progetto tanto ardito, riusciamo ad immaginarci il timor panico che ad esso si contrappone?
Creare il Destino !
E se il tentativo non dovesse riuscire?
Potremmo non sopravvivere alla lotta fra una Volontà così Potente ed uno Smarrimento così Terribile.
Da protagonisti, potremmo ritrovarci a recitare il ruolo delle vittime.
Ecco, ora, siamo preparati.
Adesso sappiamo a cosa andiamo incontro.
Adesso sappiamo cosa abbiamo scelto, cosa ci aspetta, cosa abbiamo davanti.

Un movimento del pennello, un’inclinazione della spatola, una mutazione della forma sotto le mani.
Un gesto, un solo, ultimo gesto.
Anche solo un’impercettibile variazione dello stato, o della forma, della materia o del colore, avrebbe segnato il passaggio da una dimensione ad un’altra.
Così, sarebbe entrato, egli stesso, in una dimensione preclusa a chiunque altro.
Un istante, un istante solo, ancora.
Una frazione del tempo del tutto straordinaria.
Un momento impensabile.
Un attimo soltanto.
Un attimo identico, tuttavia, a tutti quelli che, in qualche modo sempre sono del tutto identici anche se ogni volta restano diversi e distinti fra loro ma, comunque, sempre uguali per qualcosa, per la qualcosa più importante di tutte.
Attimi che hanno reso immortale la vita di ogni altro creatore.
Si sia trattato di un pittore, di uno scultore, di un poeta … oppure di un musicista...
Insomma di un artista...
Sono gli attimi che solo gli artisti possono vivere, attimi che precedono l’esperienza immensa, grandiosa, potente, della creazione.  
Lo stesso attimo, distillato di tempo, ha folgorato il Creatore proprio nell'istante in cui è emersa dalle profondità della sua volontà creatrice, dentro l’immensità del suo Sé divino, il desiderio, il bisogno, la necessità di dare inizio alla Creazione.
Non è durato più di una frazione di secondo.
Ma eterna.
Comunque, pur sempre un’infinitesima frazione di quell'Eterno che avvolge il Creatore nella sua immutabile, perenne ed onnipotente scienza divina.
Così, Egli, sentendo sussultare la Terra scossa dal lampo della potenza della Creazione, deve aver pensato ad uno dei mille peccati chiamati imperfezioni e che rendono impura la perfezione del creato.
Una impercettibile scossa, in quell'istante, deve aver fatto increspare la sua pur impassibile imperturbabilità.
Deve essere stato come il minuscolo sasso che, senza conoscere la montagna che l’ha generato, rotola confusamente verso l’imperturbabile superficie piatta del lago, senza sapere che, tuffandosi, spezzando quell'incantato equilibrio, provocherà l’inarrestabile gorgo delle onde.
Deve essere stato come la goccia, la prima dei milioni di milioni che schiaffeggerà la terra per l’eternità del tempo, farà cessare la siccità che, nell'infinito passato senza tempo che l’ha preceduta, ha reso sterile e infertile il Caos.
No.
Forse il dio, nella sua imperscrutabile sapienza, aveva trascurato quel minimo moto.
Forse, avrà pensato, sarà stato solo frutto dell’immaginazione alterata, della tensione per l’impegno di dare ordine allo svolgersi senza fine del rotolo degli istanti che non avevano ancora preso il nome di “Tempo”.
E, pur non badando a quella vibrazione, a quel sussulto, a quel singulto, forse, si sarà distratto per un pur infinitesimo attimo.
Ecco.
E allora, le cose, gli oggetti, gli attimi, le vite, devono essersi, per un attimo, sentite eccitate, in quel momento di distrazione del dio.
Eccitate per una sensazione di libertà che deve averle pervase.
Una sensazione nuova, eppure inebriante.
Spaventosa come l’abisso, come l’ignoto, eppure, attraente e torbida, come il desiderio, o la passione.
Poi tutto sarà tornato alla normalità.
Sotto il controllo del Creatore.
Dappertutto, salvo che qua, sulla Terra.
Quaggiù, quell'infinitesima frazione di tempo, senza durata né spazio, deve aver prodotto conseguenze di portata incommensurabile.
Da allora, Amore o Dolore hanno fatto conoscere lo schianto del cuore a noi, poveri esseri nudi ed inermi.
Ed anche il sorriso, si, anche questa strana smorfia deforme ha messo in subbuglio l’animo nostro, spiriti primordiali, ferini e fallaci.

Michelangelo, dando vita ad Eva ed Adamo, traendoli fuori dall'abisso del nulla sulla vuota parete incolore, dando loro forme e colori perfetti e ponendo quel miracolo al cospetto dell'Uomo - come il pennello del Creatore al cospetto del fatale momento  iniziale del tempo - avrà sentito, come il Creatore, un sussulto nell'anima.
E così anche Giotto, quando ha immaginato l’azzurro del cielo tinto dell’oro degli astri stellari.
Avrà provato lo stesso sobbalzo.
Ed anche gli altri, anche tutti gli altri artisti del mondo avranno provato la stessa palpitazione violenta .
Come Schiller e Beethoven e tutti gli altri.
I tanti altri.
Fin dai tempi remoti.
Ma torno a Michelangelo, ora.
Entro, con voi, nel suo cuore.
Ma, voi, vi prego, estendete il pensiero a tutti gli altri artisti che conoscete, quelli grandi e famosi oppure quelli più sfortunati, più piccoli, ignoti o dimenticati.
Michelangelo sta sospeso lassù, sulla sua precaria struttura di legno, immerso nella luce ombrosa delle torce, fluttuando a mezz'aria fra le pareti odorose d’incenso della Cappella Sistina.
Il colore che gli cola sulle mani, accecandogli gli occhi e ardendogli nel cuore.
Adesso trema, la sua mano, altrimenti fermissima.
Perchè?
Forse è solo per un attimo.
Per un attimo solo.
Il suo segno incide con un segno l’eterno.
Anzi.
Non è esatto dire così.
Il suo segno incide con un segno l’Eterno.
Un segno eterno che lascia il suo segno nell’Eterno del tempo.
L’eterno, piccolo  e minuscolo no, è uno sbaglio.
E' blasfemo.
Una vile bestemmia. 
Lì, nella casa del Dio, è sua la mano del Creatore.
E' lui che volge la vita all’Infinito.
E' lui a dare forma all’Informe, Ordine, al Caos.
La sua eternità sconfigge il nulla assoluto.
Conquistando l’Eterno, sconfige il Mortale nemico. 
Non sentite anche voi lo sforzo di quella Creazione?
Lo spasmo non contrae i vostri muscoli tesi ?
Le mani gli dolgono. 
Dure, le dita.
Sono paralizzate in un ultimo istante di creatrice tensione.
Il carboncino scivola via.
Graffia.
Lascia il suo segno.
Ingravida la parete che perde il suo virginale candore.
Il carboncino.
Lascia il segno perenne del Creatore.
La Forza dell’Uomo.
Mentre la mano di Michelangelo trema ancora, mentre spinge la mia, qui, ora...

P.S. Questo post, qui rivisto profondamente, è stato pubblicato sul blog della repubblica indipendente il 5 aprile 2009 con il titolo ANNUNCIAZIONE.

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